«Nel testo del provvedimento oggi in discussione non c’è traccia delle questioni che abbiamo già posto nel merito. Non c’è traccia, ad esempio, della copertura dei costi per avviare le procedure di Valutazione di Impatto Ambientale. Non è pensabile che siano i Comuni ad anticipare risorse che non hanno per attivare procedure così complesse. Per questo chiediamo al Governo come intenda emendare questi testi, perché le soluzioni proposte così come sono oggi non sono assolutamente accettabili».
Lo dichiara Cateno De Luca, capogruppo di Sud Chiama Nord all’Assemblea Regionale Siciliana, intervenendo sul ciclone Harry che ha colpito numerosi Comuni siciliani.
«Abbiamo avanzato una proposta chiara: vista la vastità dei territori interessati, chiediamo che tutti i sindaci vengano nominati sub-commissari dell’emergenza. Ci sono una serie di interventi che possono essere affrontati direttamente e tempestivamente dai sindaci, se messi nelle condizioni di operare».
De Luca ribadisce la necessità di un’ordinanza di Protezione Civile articolata in tre fasi.
«La prima fase riguarda la salvaguardia della pubblica e privata incolumità e il ripristino dei servizi essenziali: fognature, luce e acqua. Oggi esistono territori che non hanno ancora condizioni minime di vivibilità.
Qui non parliamo in astratto: stiamo parlando di una delle principali aree turistiche della Sicilia. Il triangolo Taormina–Giardini Naxos–Letojanni rischia di perdere fino a 2 miliardi di euro di indotto turistico. Parliamo di circa un milione e mezzo di presenze da maggio a ottobre, con una spesa media di 1.500 euro a persona. È in pericolo l’intera filiera: balneazione, ristorazione e sistema alberghiero».
«Quando si dice che “serve tempo”, bisogna chiedersi: tempo per cosa? Il vero problema è che manca una strategia complessiva. Per questo pretendiamo che il Presidente della Regione venga in Parlamento nel giro di poche settimane a spiegare chiaramente come intende affrontare questa emergenza».
La seconda fase riguarda il monitoraggio delle infrastrutture danneggiate.
«Si parla di oltre un miliardo di euro di danni. E alcune tragedie erano annunciate. A Santa Teresa di Riva il lungomare oggi non esiste più perché per cinque anni è rimasto bloccato un progetto di difesa costiera con i pennelli a mare, finanziato già nel 2017. Dieci milioni di euro fermi, lavori mai iniziati. Il risultato è sotto gli occhi di tutti».
La terza fase è quella della mitigazione strutturale del rischio.
«Occorre mettere insieme tutti gli interventi di riduzione del rischio idrogeologico, non solo sulla costa ma anche sugli alvei dei torrenti. Se non si interviene in modo coordinato, si pagherà due volte: prima per il ripascimento e poi per lo smaltimento dei materiali rimossi. Serve una vera visione strategica».
De Luca ricorda che i sindaci hanno già trasmesso più volte i dati sui danni subiti:
«Nel giro di poche settimane il Governo deve dire dove intende reperire i due miliardi di euro necessari».
Per questo il deputato regionale ha presentato due ordini del giorno:
uno sull’utilizzo immediato delle risorse FSC ferme e inutilizzate;
l’altro sulla questione Bolkestein, chiedendo uno slittamento di 6 anni solo per le regioni colpite da eventi eccezionali, avviando un confronto con l’Unione Europea.
«Non si chiede di disapplicare la direttiva – sottolinea – ma di negoziare una deroga temporanea in un contesto straordinario. Il Governo nazionale deve assumersi questa responsabilità politica».
De Luca denuncia inoltre le gravi lentezze burocratiche:
«Quando per il Ponte sullo Stretto la Valutazione di Impatto Ambientale arriva in 60 giorni, mentre per un intervento di difesa delle coste o per svuotare un torrente servono 4 o 5 anni, siamo davanti a quello che io definisco un vero e proprio pizzo legalizzato».
«Nella provincia di Messina la Soprintendenza impiega anche 150 giorni per un parere su un semplice lido balneare, violando una legge dello Stato che prevede l’esito della conferenza dei servizi in 45 giorni».
«Io so cosa intendo fare: continuare a incalzare il Governo affinché traduca in atti concreti le soluzioni che abbiamo già indicato. Non è polemica, è responsabilità verso i territori».
Infine l’allarme sul turismo:
«Stanno già arrivando disdette negli alberghi di Taormina. Serve subito un messaggio di chiarezza e di certezza. Io non ci sto a far saltare il mio Comune e l’intero sistema turistico di Taormina e Giardini Naxos».
«Questa risposta deve arrivare dal Governo regionale, dal presidente Schifani, ma anche dal Governo nazionale. La tragedia siciliana non può essere liquidata con una mancia. Serve una scelta politica vera, all’altezza dell’emergenza che stiamo vivendo».
