Restano ancora appesi a un filo di speranza 35 lavoratori interinali dell’AST, vittime di una gestione che, negli ultimi anni, ha prodotto effetti devastanti sul piano finanziario e organizzativo dell’azienda.
“Le responsabilità – dichiara il deputato di Sud Chiama Nord Pippo Lombardo – partono dalle precedenti gestioni, da Giammarva fino a Virgara, e arrivano all’attuale guida, che oggi si trova a fare i conti con risultati negativi che noi avevamo già denunciato. A poco più di un anno dall’approvazione del piano di risanamento, l’AST registra un disallineamento finanziario superiore ai 10 milioni di euro.
Un dato gravissimo che certifica il fallimento di una strategia gestionale che avevamo contestato sin dall’inizio”. A pagare il prezzo più alto sono, ancora una volta, i lavoratori. “Parliamo di uomini e donne che per oltre dieci anni, in condizioni di precarietà, hanno garantito un servizio essenziale come il trasporto pubblico locale extraurbano in Sicilia. Oggi rischiano il posto di lavoro mentre altri continuano a sottrarsi alle proprie responsabilità”.
Lombardo annuncia che martedì si terrà un momento di verifica sui conti aziendali, richiesto proprio per fare piena chiarezza. “I nostri sospetti erano fondati. Non può essere considerata una semplice dimenticanza la mancata richiesta di deroga per circa 70 autobus fermi nelle rimesse perché non più circolanti in quanto Euro 3. Una scelta o una grave omissione che ha prodotto un danno economico rilevantissimo”.
Il deputato punta il dito anche sui costi sostenuti per sopperire a tale carenza.
“Il noleggio dei mezzi sostitutivi ha comportato una spesa di circa 600 mila euro al mese, per un totale che oggi supera i 4 milioni di euro di disavanzo nel piano di risanamento. Risorse pubbliche bruciate senza che nessuno abbia dato spiegazioni”. Infine, la richiesta di responsabilità politiche e amministrative.
“Questo disastro ha un nome e cognome: lo avevamo già denunciato con un’interrogazione presentata lo scorso ottobre al Presidente della Regione, senza ricevere alcuna risposta. Chi ha causato tutto questo deve pagare. Non è più tollerabile che a subire le conseguenze siano sempre i lavoratori e i cittadini”.
“È il momento della verità – conclude Lombardo – e di scelte nette: difendere il servizio pubblico e tutelare chi lo ha garantito in questi anni, oppure continuare a favorire, di fatto, un sistema che rischia di spalancare le porte ai privati a discapito dell’interesse collettivo”.
