Nella prestigiosa Sala Piersanti Mattarella dell’Assemblea Regionale Siciliana, il leader di Sud chiama Nord, Cateno De Luca, ha ufficialmente rilanciato il progetto del Governo di Liberazione, segnando un passaggio politico chiaro e strutturato.
Nel corso dell’iniziativa sono stati presentati il simbolo del Governo di Liberazione, i dieci principi fondanti e la struttura del futuro governo. L’evento si è concluso con la firma dell’atto costitutivo, sancendo formalmente l’avvio di una nuova fase politica per la Sicilia.
Un momento che segna non solo una proposta, ma una chiamata all’azione.
«La Sicilia ha bisogno di una grande coalizione costituente, riformista, libera dagli interessi romani. È questa la vera sfida che lanciamo oggi dall’ARS con il Governo di Liberazione: mettere insieme tutte le forze responsabili per salvare la Sicilia e isolare chi ha scelto lo sfascio».
De Luca ha lanciato un appello netto al superamento delle logiche personalistiche e delle dinamiche di palazzo:
«Basta individualismi. Basta giochi di palazzo. Serve un progetto serio, anche con primarie per scegliere il candidato presidente. Io sono pronto».
Nel suo intervento, il leader di Sud chiama Nord ha indicato con chiarezza anche il percorso istituzionale necessario per aprire una nuova stagione politica: «Per avviare questa fase serve un passaggio netto. Se 36 deputati si dimettono insieme, si va al voto anticipato. L’appello è rivolto a tutti i 70 parlamentari, compreso Renato Schifani: avete il coraggio di ridare la parola ai siciliani? Noi siamo pronti».
Dura la critica all’attuale governo regionale, definito incapace di rispondere alle esigenze della Sicilia: «La verità è sotto gli occhi di tutti: questo governo è fermo, incapace perfino di nominare gli assessori. Schifani è in un cul-de-sac, prima prigioniero di sé stesso e oggi ostaggio del suo cerchio magico».

E ancora: «Avevo detto che sarebbe stato il Vietnam all’ARS. E questo sta succedendo: non passa più nessun provvedimento».
Rivendicata anche la scelta politica di non accettare incarichi: «Noi abbiamo rifiutato le poltrone. Non siamo come gli altri. Noi vogliamo una Sicilia libera, come diceva Luigi Sturzo: al di là dei partiti».
Infine, un messaggio chiaro sul futuro e sulla sua posizione personale: «Io non cerco Roma. Resto in Sicilia».
Il percorso è tracciato: «Adesso si scelga: o dimissioni, o immobilismo. Noi andiamo avanti per il bene di questa meravigliosa terra».
